Scienza, filosofia e religione

La notte di natale è la festa della gioia dei bambini e dell' attivo amor del prossimo, ma insieme anche la festa di seria riflessione. Poiché la fine dell'anno che si avvicina sollecita ognuno, che vive la sua giornata non del tutto spensierato, ad uno sguardo retrospettivo sul contenuto dell'anno trascorso o, come questa volta, del decennio compiuto. Quasi infinita è la folla degli avvenimenti, che ci toccano nel corso di un anno, anzi ci assalgono giorno per giorno, con nuove impressioni da vicino e da lontano, specialmente dopo gli inauditi progressi dei mezzi di trasporto e di comunicazione. Veramente loro sono dimenticati con la stessa velocità con cui sono venuti, a volte già il giorno seguente non ne rimane più traccia. Ed è bene che sia così. Altrimenti l'uomo di oggi sarebbe semplicemente soffocato dal numero e dal peso delle più diverse impressioni, che gli gravano sopra. Ma dall'altra parte, chiunque non voglia trascorrere la sua esistenza come un insetto effimero, di fronte a questo incessante avvicendarsi di immagini e di ricordi, sentirà tanto più forte la bramosia verso qualcosa di permanente, verso un possesso spirituale duraturo, che gli procuri un solido appoggio nell'intricato turbinio delle esigenze della vita quotidiana. Questa bramosia si manifesta, specialmente nella gioventù che giunge alla maturità, in una vera e propria fame di concezione del mondo la più vasta possibile e si risolve in tentativi brancolanti verso le più diverse direzioni per trovare in qualsiasi posto ristoro e pace per il loro spirito assetato.

La chiesa, che è in prima linea destinata al compito di appagare questi bisogni, oggi spesso non può più soddisfare gli animi dubbiosi con le sue esigenze ad una dedizione di fede. Per questo essi ricorrono spesso a surrogati più o meno pericolosi e si gettano con entusiasmo in braccio a qualcuno dei numerosi profeti, che vengono fuori con nuovi sicuri messaggi di salvezza. E' sorprendente quanta gente proprio delle classi colte in questa maniera sia incappata in balia di una di queste nuove religioni, che rilucono dei colori più cangianti, dalla mistica più confusa fino alla più crassa superstizione.

L'ovvia idea di tentare una buona volta con una concezione del mondo su base scientifica è rigettata di solito da questa gente col motivo, che la concezione scientifica del mondo ha fatto banca rotta. In questa asserzione c'è qualcosa di vero; essa ha pienamente ragione, se la parola scienza vien presa in senso puramente razionale, come spesso è accaduto e in parte anche oggi succede. Ma chi procede così, dimostra con ciò solo che egli è interiormente lontano dalla vera scienza .In realtà le cose stanno diversamente. Chi giammai veramente collaborato alla costruzione di qualsiasi scienza, sa bene per propria interiore esperienza, che nulla porta d'ingresso della scienza sta una guida esteriormente invisibile, ma assolutamente indispensabile: la fede antiveggente. Non c'è forse proposizione, che con la sua equivocabilità abbia cagionato maggiori malanni, quanto quella della mancanza di presupposti nella scienza. Quanto è certo che il solido fondamento di ogni scienza è rappresentato dal materiale fornito dall'esperienza, altrettanto è sicuro che né questo materiale da solo e neppure la sua elaborazione logica costituiscono la vera scienza. Infatti, il materiale è sempre lacunoso e consiste sempre e solo di frammenti isolati, anche se a volte molto numerosi. Ciò vale per le tabelle di misure delle scienze della natura, come parimenti per i documenti originali delle scienze dello spirito. Perciò esso deve essere integrato e completato, colmando le lacune, e questo avviene sempre solo attraverso associazioni di idee, che nascono non dall'attività intellettuale, ma dalla fantasia dello scienziato, sia che si voglia designarle come fede o, con espressione più cauta, come ipotesi di lavoro. L'essenziale è che il loro contenuto oltrepassi in qualche modo il dato dell'esperienza. Come dal caos di masse isolate non sorge il cosmo senza forza ordinatrice, così anche dal materiale isolato dell'esperienza, senza l'intervento consapevole di uno spirito ripieno di una fede fecondante, non potrà mai crescere una vera scienza  [...]

Quanto più un pensatore è ricco di idee e di fantasia, tanto più efficientemente egli deve avere davanti agli occhi , che i fatti singoli rappresentano sempre il fondamento, senza cui la scienza non può affatto sussistere, e quanto più coscienziosamente deve esaminarsi,se egli apprezza come conviene.

Solo quando noi sentiamo sotto i piedi il solido terreno, che può essere acquistato solo attraverso l'esperienza della vita reale, possiamo anche abbandonarci senza scrupolo ad una concezione del mondo fondata sulla fede in un ordine razionale del mondo e, appoggiati su di essa, entrare nel nuovo decennio con fiducia, oltre la soglia di S. Silvestro.

 

Tratto da:

 

Max Plank

Scienza e Fede

articolo natalizio per l'anno 1930

in Scienza, filosofia e religione

a cura di Filippo Selvaggi

Edizione Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1965,  pagg.219-220

 


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