Trieste, 27 maggio 2008
IL “CARDUCCI” A TRIESTE – STORIA DI UNA SCUOLA
Intervento del Dirigente scolastico prof. Franco De Marchi
in occasione della manifestazione del “centenario Carducciano”
Nel 1871 il Consiglio della città di Trieste, nella seduta del 6 marzo, deliberava l’istituzione dell’Istituto Magistrale femminile di lingua italiana e il Ministero per il culto e la pubblica istruzione l’approvava nel 1872. Ciò fu conseguenza della legge del 1868 con cui l’impero asburgico si dava un nuovo ordinamento scolastico, affermando il principio per il quale spettava all’autorità statale “la direzione e la sorveglianza di tutto ciò che attiene all’istruzione ed all’educazione”. Da notare che a Trieste esisteva un istituto magistrale maschile, mentre fino ad allora la formazione delle maestre era affidata alle monache benedettine.
La prima sede dell’istituto si trovava in via dell’Ospedale 8, ma già dal 1874 si trasferì in via Madonna del Mare, essendo diventata la prima sede presto insufficiente ad accogliere la grande affluenza di alunne provenienti dall’Istria, Gorizia e Fiume.
Dal 1875 Trieste veniva a perdere l’istituto magistrale maschile esistente dal 1818 per effetto di un’ordinanza che stabiliva per tutto il litorale una sola scuola magistrale maschile con sede a Capodistria e a causa di quella e di altre disposizioni la città perdeva in seguito anche la scuola magistrale femminile a favore di Gorizia.
Nell’anno scolastico 1874-1875 veniva annesso alla scuola il corso magistrale per maestre di giardini d’infanzia in accordo con il Comune di Trieste.
Dal 1881 l’Istituto magistrale veniva trasformato gradualmente in civico liceo femminile di lingua italiana strutturato in dieci anni di corso: cinque preparatori e cinque liceali.
Inutili furono i ripetuti tentativi della municipalità triestina, fin dal 1884 di ripristinare i corsi magistrali che reputava necessari per la formazione di proprie maestre, a causa dell’opposizione del governo asburgico. Comunque la vita della scuola procedeva bene, tanto che il preside di allora, Francesco Timeus, scriveva al magistrato civico di Lubiana che ne chiedeva informazioni, che grazie all’istituzione del liceo della città il livello della cultura della donna si era innalzato di molto e che i triestini non erano più obbligati a mandare le loro figlie a studiare altrove e che esso serviva “quasi da scuola magistrale”. Lo scopo del liceo non era dunque di formare maestre, ma principalmente di dare una buona istruzione alle giovani che lo frequentavano, appartenenti alla borghesia liberalnazionale e irredentista come ha evidenziato Diana De Rosa nel libro “Spose, madri e maestre – il Liceo femminile e l’Istituto magistrale G. Carducci di Trieste 1872- 1954”, Del Bianco Editore, dicembre 2003. Segnalo qui che della stessa De Rosa è stato pubblicato nel 1995 “Professori e signorine. La scuola magistrale e Liceo femminile di Trieste”.
Successive delibere comunali portarono gli anni liceali da cinque a sette e poi si presentò la condizione propizia, questa volta con il favore ministeriale, per l’attivazione, a partire dall’a. s. 1902 – 1903, di due corsi di perfezionamento che sostituissero l’auspicata scuola magistrale femminile, ai quali si poteva accedere dopo aver superato gli esami di maturità liceale o almeno tutti i corsi liceali con profitto. Ciò fu possibile grazie all’interessamento del direttore di allora, il prof. Benussi, che aveva insistito sulla necessità della formazione delle maestre e sottolineato il fatto che Trieste era l’unico capoluogo di provincia a non avere un istituto magistrale. Si era creata così una istituzione formativa unica nell’ambito dell’organizzazione scolastica di tutto l’Impero.
Negli anni successivi questo liceo ebbe un grande incremento di iscrizioni tanto che nel 1913 raggiunse 1100 allieve. Di conseguenza il consiglio comunale deliberò l’apertura di un nuovo liceo che prese il nome di secondo liceo con sede in un edificio sito all’incrocio delle vie S. Anastasio e Commerciale che iniziò la sua attività didattica nell’a. s. 1913 – 1914. I successivi eventi bellici portarono alla soppressione dei due licei con la costituzione di un unico liceo con sede in via S. Anastasio. La riorganizzazione dei due licei era in realtà dovuta ad un ridimensionamento degli istituti superiori cittadini accusati dalla Luogotenenza austriaca di attività antipatriottica. Nella sede del soppresso primo liceo di via Madonna del Mare veniva posta la scuola di via del Lazzareto Vecchio che veniva dedicata all’imperatrice Elisabetta.
Finita la prima guerra mondiale, a partire dall’a.s. 1918 – 1919 i licei furono di nuovo sdoppiati. Il primo fu intitolato a “G. Carducci” con sede in via Madonna del Mare e il secondo a “Riccardo Pitteri” nella propria sede originaria. Dal 1921 - 1922 i due licei seguirono i programmi ministeriali emanati dal ministero della pubblica istruzione nel 1920.
Il 31 maggio 1922 si svolse nell’atrio del liceo una solenne cerimonia alla presenza delle massime autorità cittadine nel corso della quale sullo sfondo di una grande bandiera tricolore impreziosita con lo stemma in rilievo della casa reale, tuttora conservata nell’Istituto, donata dalla scuola normale di Napoli “Eleonora Pimentel Fonseca” veniva scoperto il busto marmoreo di Carducci, a cui dal 1918 era intitolato il Regio liceo, opera dello scultore veneziano Annibale De Lotto. L’idea originaria era di ricavare il busto di Carducci dalla fusione di un bronzo, che si trovava precedentemente a scuola, raffigurante l’imperatrice Elisabetta, a segnare simbolicamente il passaggio di Trieste dall’Austria all’Italia. Questo però non fu possibile in quanto l’effige dell’imperatrice, gettata in mare quando si manifestava contro l’Austria ormai vinta, non fu mai più ritrovata nonostante accurate ricerche. Con l’intitolazione dell’Istituto al Carducci non si intese dunque soltanto onorare l’opera del grande poeta italiano, ma soprattutto consacrare il passaggio della scuola e della città dalla dominazione austriaca all’Italia, considerata la fede irredentista del poeta.
Con l’a. s. 1923-24 fu soppresso il liceo femminile e al suo posto sorse il regio istituto magistrale “G. Carducci”, articolato in sette anni di corso, quattro inferiori e tre superiori, aperto ad alunni di ambo i sessi. L’annuario dell’Istituto magistrale Carducci del 1923-24 si apriva con la seguente affermazione: “con quest’anno si iniziò per la scuola una nuova era (la riforma Gentile) che creò la completa unificazione con gli ordinamenti scolastici di tutto il Regno e la più intima partecipazione alla vita scolastica e in particolare al grande movimento della riforma”.
In seguito il “Carducci” seguì le vicende comuni a tutti gli istituti magistrali italiani. Durante il periodo fascista la vita della scuola, sia per gli studenti che per i docenti, fu fortemente caratterizzata, nell’organizzazione, nelle attività, nei programmi, dalle scelte e dal clima socio politico e, in particolare per effetto delle leggi razziali del 1938, gli studenti e i docenti ebrei ebbero a soffrirne, allontanati e perseguitati.
Nel 1931-32 il Carducci, con i suoi 976 alunni, era il primo fra gli istituti magistrali italiani e con l’aumento delle iscrizioni si aggravava il problema edilizio per l’insufficienza di locali.
L’anno successivo la popolazione scolastica era salita a 1389 allievi, 460 maschie 929 femmine e alcune classi furono collocate presso la scuola elementare che si trovava in via Mazzini.
Dall’anno scolastico 1933-34 fu creato l’Istituto magistrale Duca D’Aosta per l’utenza maschile, restando il Carducci femminile, con grande sollievo dei genitori delle alunne che ne avevano sempre mal tollerato, dal 1923, la promiscuità e ciò comportò un ulteriore incremento delle iscrizioni femminili al Carducci. Nei decenni successivi la separazione maschile – femminile delle due scuole venne meno. Il D’Aosta ebbe vita fino all’anno scolastico 1992 – 93 essendo stato accorpato al Carducci dal 1 settembre 1993, in conseguenza di una graduale flessione delle iscrizioni alle magistrali, che ne ereditò la sede di via Corsi come succursale. La flessione delle iscrizioni toccò il fondo nel 1944-45 con 335 alunne sia a causa degli eventi bellici che a Trieste avevano visto il succedersi delle ingombranti occupazioni tedesca ed iugoslava e anche per le scarse prospettive che ormai offriva la carriera magistrale dato l’elevato numero di maestre diplomate.
Nel 1939, a seguito della riforma Bottai della scuola media, venivano separati i primi tre anni di base che diventavano scuola media, dai successivi quattro anni delle magistrali.
Con l’a. s. 1998/1999, per effetto del D.I. 10 marzo 1997, terminavano i corsi di studio triennali della scuola magistrale, che era stata annessa al Carducci nel 1987 (prima era “Ferrante Aporti”, sezione. staccata di Sacile dal 1975/76), e con l’a. s. 2000/01 terminavano i corsi quadriennali dell’Istituto magistrale, poiché d’ora in poi l’insegnamento primario doveva essere affidato a docenti provvisti di laurea. Il posto dei corsi soppressi veniva gradualmente preso dagli attuali indirizzi liceali sperimentali socio psicopedagogico (iniziato nel 1994/95) e delle scienze sociali (avviato nel 1998/99), con l’intermezzo del liceo pedagogico dal 1990 / 91 al 1997/98.
Dopo la progressiva riduzione degli iscritti che aveva portato all’accorpamento del D’Aosta al Carducci il quale tra gli ultimi anni novanta e i primi del duemila aveva meno di 400 studenti, con il rischio di venire accorpato a qualche altro istituto e di perdere così la propria autonomia, negli anni recentissimi il Carducci è tornato ad esercitare in città una crescente attrattiva e si è assistito a una forte ripresa del numero dei frequentanti che sono attualmente 660 (500 femmine e 160 maschi) e di cui si prospetta un’ulteriore espansione, riproponendosi anche il problema, non nuovo per la storia di questo istituto, della carenza di spazi didattici. Per rispondere all’esigenza di spazi agli inizi del novecento fu ampliata la sede di via Madonna del Mare dove l’ala di più recente costruzione, attualmente sede della scuola primaria “N. Sauro” fu innalzata di un piano, il terzo, per contenere le alunne che nel 1910-11 erano 1024. Quando nel 1913 le liceali erano 1100 e il liceo fu sdoppiato, nella sede di via Madonna del Mare, sede del primo liceo femminile, rimasero 649 allieve.
Nella sua lunga, gloriosa e tormentata storia, profondamente intrecciata con le vicende civili e le trasformazioni sociali, politiche e culturali di Trieste, il Carducci ebbe molti direttori o presidi, alcuni dei quali si distinsero per l’asservimento ai dominatori del momento e altri per una conduzione illuminata della scuola come Giovanni Quarantotti che la guidò per ben 23 anni, traghettandola sapientemente, con equilibrio e diplomazia, in anni non certo facili, dal 1928 al 1951.
Di un preside, il prof. Benussi, già citato, voglio ricordare i consigli di carattere didattico che dispensava ai docenti nel 1905. In considerazione delle numerose insufficienze delle alunne e dei problemi di salute di molte, proponeva ai docenti un complessivo alleggerimento dei contenuti delle materie e delle modifiche ai metodi di insegnamento raccomandando di non far studiare cose non necessarie, come ad esempio, nell’italiano, inutili forme retoriche e di “omettere quelle particolarità biografiche che non sono necessarie per giudicare dell’opera letteraria”. Per lo studio delle lingue straniere sconsigliava di “passare al brano seguente se non è conseguita la certezza che il precedente fu appreso molto bene”, “Le scolare devono fare tutta la nuova lezione in iscuola e sotto la guida del maestro e colla sua cooperazione: a casa non hanno che da ripetere”. Nella storia si doveva interrogare solo sulle epoche più importanti e nella geografia eliminare tanti nomi “inutile ingombro della memoria”; nella storia naturale “ridurre al massimo tutto il bagaglio di somiglianze e differenze, generi, speci, famiglie …coll’aggiunta di numerosi termini tecnici che per allieve che non conoscono né il latino né il greco richiede un gran sforzo di memoria”.
Per il “Carducci” sono transitati illustri personaggi come il poeta gradese Biagio Marin che vi insegnò filosofia, pedagogia, italiano e storia tra il 1938 e il 1940;
il prof. Eugenio Colorni, che vi insegnò filosofia e pedagogia dal 1933 al 1937, vittima delle leggi razziali del fascismo, arrestato l’8 settembre 1938 con l’imputazione di delitto contro la sicurezza dello stato, confinato a Ventotene dove partecipò con Altiero Spinelli e Alberto Rossi alla stesura dell’omonimo famoso manifesto, trucidato il 28 maggio 1944, insignito di medaglia d’oro nel 1946.
Tra gli ex allievi sono da ricordare Sergio Laghi, caduto valorosamente in battaglia in Eritrea, insignito di medaglia d’argento e di medaglia d’oro al valor militare e Rita Rosani, alla quale presto sarà intitolata la biblioteca storica dell’Istituto: ebrea, vittima delle leggi razziali, caduta in battaglia partigiana nei pressi di Verona il 17 settembre 1944, per amore di libertà, a soli 24 anni, insignita nel 1949 di medaglia d’oro al valor militare.
Le prossime attese riforme scolastiche si spera che favoriscano un ulteriore avanzamento nell’evoluzione di questo istituto che si auspica possa rimanere, con il contributo di tutti, un punto di riferimento importante per la formazione culturale e civile delle giovani e dei giovani di questa città, di cui è preziosissimo patrimonio, e che possa anzi rafforzare, come già sta avvenendo, il suo ruolo in tal senso, adeguando la sua offerta formativa, che si prospetta sempre più integrata con il territorio e in sinergia con gli altri istituti cittadini, alle complesse richieste e concrete necessità degli studenti ed emergenti dal territorio su cui vive, dal Paese, dall’Europa e dal Mondo, continuando a onorare il nome dell’illustre poeta che porta da ormai 90 anni.